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Libri Teda Project

Il progetto TEDA è un progetto che sovvenziona la traduzione e la pubblicazione all'estero di libri turchi. È nato nel 2005 per iniziativa del Ministero per la Cultura ed il Turismo della Repubblica di Turchia per diffondere la cultura turca all'estero attraverso la traduzione, la pubblicazione e la promozione di opere culturali, artistiche e letterarie.

Nell'ambito del progetto TEDA, che mira all'incontro tra lo spirito culturale, artistico e letterario turco e i lettori stranieri, il Ministero finanzia istituzioni, imprese, compagnie, fondazioni, case editrici e ditte che pubblicheranno questi libri.

Il gran numero di opere sovvenzionate e il loro successo dimostrano l'importanza del progetto TEDA per la diffusione nel mondo del patrimonio scritto della Turchia.

Sito ufficiale del Teda Project : www.tedaproject.com

Di seguito l'elenco dei libri tradotti in lingua italiana grazie al TEDA Project.

 

 AA.VV.  - ANTOLOGIA DELLA POESIA TURCA CONTEMPORANEA ( Manni Editore 2006 )

Questo libro contiene, a cura di Necdet Adabağ, un'agile e accurata storia della poesia turca dal periodo preislamico segnato dalla tradizione orale fino alla produzione odierna. Seguono i testi dei maggiori poeti contemporanei. Sono quarantacinque autori, presentati anche criticamente da studiosi non solo turchi. Emerge un'idea forte e unitaria di una letteratura in versi che parte da un'intimità diffusa per approdare alle istanze sociali, ai problemi più generali dell'uomo e del mondo.

 

MARIO LEVI - ISTANBUL ERA UNA FAVOLA ( Baldini Castoldi Dalai Editore 2007 )

È attraversando il passato che si conosce il presente . È osservando quello che c'era che si comprende ciò che è rimasto . È questo lo stile narrativo scelto da Mario Levi per descrivere la Istanbul della sua infanzia e quella odierna, attuale, della sua maturità. L'autore ci accoglie sulla soglia della città e ci accompagna nei suoi meandri, attraverso le diverse epoche e comunità di Istanbul, facendoci conoscere le persone che l'hanno abitata, vissuta, abbandonata, ritrovata. Istanbul era una favola è l'affresco di diverse generazioni di un'unica grande famiglia ed è grazie alle vite di ciascun protagonista che veniamo a scoprire, pagina dopo pagina, i luoghi, gli eventi, i colori, i drammi che a partire dalla vigilia della Grande Guerra sino a oggi hanno caratterizzato la città universalmente riconosciuta come il ponte tra Oriente e Occidente. Perché Istanbul è una città dalle mille anime, dalle mille facce, dalle mille lingue . forse più allora che adesso.

 

Mario Levi (Istanbul, 1957) è uno scrittore turco di origini ebraiche. Molto noto in patria, è autore di numerose opere di narrativa e saggistica. Per BCDe nel 2007 ha pubblicato Istanbul era una favola e nel 2008 La nostra più bella storia d'amore. Con La vita è un bagaglio a mano ha vinto il prestigioso Haldun Taner Story Prize.

 

 

 

Orhan Kemal - La lotta per il pane ( Lunargento 2008 )

 

Ventiquattro racconti, ambientati negli anni Quaranta del Novecento, di ciò che nelle vie, nelle piazze, nei cortili, negli occhi, nei corpi il narratore vede e sente succedere: in una attualità aggiornata che mantiene la vivacità e l'indugio, i puntini sospesi del fraseggio dei narratori professionali, re-instaurando fra i personaggi messi all'opera, tirati in ballo e visti agire, il dialogo, reversibile in apostrofe al pubblico, al lettore, a se stessi. È una discesa in campo, nell'arena della drammatica lotta per il pane.

Orhan Kemal, nome d'arte di Mehmet Raşit Öğütçü, nasce nel 1914 a Ceyhan, nella provincia di Adana, in Cilicia, nella famiglia della Signora Azime e di Abdülkadir Kemalî Bey, avvocato, deputato (1920-'23), ministro della Giustizia, e fondatore di un partito conservatore (1930), al momento sbagliato in cui nella neo-istituita Repubblica di Turchia vige la figura di Mustafa Kemal "Atatürk". Nella fuga e nell'esilio in Siria e a Beirut, quel padre dissidente e perseguito porta con sé la famiglia, avviando i figli, e il futuro Orhan/Mehmet, al senso, alla fatica e al gusto delle peregrinazioni. Notizie e impressioni, disseminate e riflesse negli altri suoi romanzi, la Casa del babbo, gli Anni d'erranza (Avare Yıllar, 1950), e mimetizzate nei racconti de La lotta per il pane. Orhan Kemal fece ritorno ad Adana nel 1932. Lavorò prima come manovale poi come impiegato in una manifattura tessile di cotone. Durante il servizio militare fu condannato a cinque anni di prigione per le sue idee politiche. La prigione di Bursa divenne un punto di svolta nella sua vita e per la sua arte. Qui incontrò Nazhim Hikmet che lo influenzò profondamente. Quando fu rilasciato nel 1943 Orhan Kemal si trasferì a Istanbul (1951) dove lavorò come trasportatore di ortaggi e poi come impiegato nella Fondazione per la cura della turbercolosi. Dal 1950 in poi cercò di vivere del mestiere di scrittore. Orhan Kemal morì in Bulgaria. La sua salma fu traslata in Turchia e sepolta nel cimitero di Zincirlikuyu.


Güngör Dilmen - Io, Anatolia ( Editoria & Spettacolo 2007 )

Siamo in Anatolia, l'odierna Turchia, una terra fertile che ha ospitato popolazioni come ittiti, frigi, bizantini, ottomani, turchi, ecc... In lingua antica Anatolia significa Il paese dove sorge il sole. L'Anatolia è una madre che dice: Se soltanto avessero imparato - a vivere insieme i miei figli,- sarebbero bastati i miei seni generosi - a nutrirli.

« L'opera testimonia seimila anni di storia sorprendente per la diversità di culture, religioni ed eventi che hanno condizionato la storia del mondo pur essendosi sviluppati in un unico ambito geografico. Tale diversità rappresenta l'Anatolia ed il concetto stesso dell'essere anatolico. Il testo ha come figura centrale quella della donna anatolica e il processo di evoluzione che tale figura femminile ha subìto nel corso dei millenni e nel susseguirsi delle varie popolazioni e culture ». Iclal Aydin Margariti

« In tutte le culture che si avvicendarono nell'antica terra anatolica, una dopo l'altra, la figura della donna assume sempre una posizione di risalto. Ella è madre, dea di fertilità, simbolo di bellezza, salvatrice, dea, guerriera che lotta per l'indipendenza e, come del resto ancora oggi, capo della famiglia. L'opera teatrale di Güngör Dilmen, Io, Anatolia, è la storia di personaggi femminili e delle loro trasformazioni nel susseguirsi delle varie civiltà, da un'epoca all'altra, e vuol testimoniare il valore attribuito alla figura femminile da questa antica terra ».

Ömer Zülfü Livaneli

 

 

Omer Zulfu Livaneli - Felicità ( Gremese Editore 2007 )

Meryem ha quindici anni; in un villaggio della Turchia musulmana più retrograda, è violentata dallo zio, leader religioso del paese. Per il costume locale, è lei la colpevole: trattata come una reietta, è tenuta prigioniera in una baracca per giorni, nell'attesa che utilizzi quella corda che le è stata lasciata sul pavimento, per espiare il suo crimine e salvare l'onore della famiglia. Ma lei non cede . Cemal è un soldato appena ritornato dalle montagne dove ha combattuto i ribelli curdi: cugino di Meryem, viene scelto come suo carnefice. Il delitto non dovrà accadere sotto gli occhi di tutti: il rituale vuole che in questi frangenti le ragazze vengano portate a fare un "viaggio a Istanbul". Ma il boia torna sempre solo. Questa volta le cose non vanno secondo copione: arrivati in città, i due giovani scoprono una realtà cosmopolita nella quale le ragazze hanno tolto il velo e i figli non obbediscono ai genitori. La sorpresa incrina le certezze di Cemal, che non riesce ad uccidere la ragazza, e parte invece con lei verso la costa turca. Irfan ha studiato ad Harvard, e ora insegna all'università di Istanbul: è un uomo di successo, ma vive come uno sradicato, immerso in una cultura in cui non si riconosce. Consumato dall'insonnia e dall'ansia, decide di abbandonare tutto, e parte per un viaggio senza meta nel mar Egeo. Conosce i due ragazzi, e gli offre di lavorare a bordo. L'incontro modificherà in maniera irreversibile le vite dei tre personaggi. Soprattutto quella di Meryem: per lei comincerà il tempo della consapevolezza e del riscatto, grazie agli insegnamenti del professore, capaci di aprirle un mondo completamente nuovo. Felicità - grande successo nel suo paese, e tradotto in Francia (da Gallimard, nella prestigiosa "Collection du Monde entier"), Stati Uniti (St. Martin's Press), Svezia, Germania e Grecia - è un'illuminante parabola sulla presa di coscienza individuale, ma è anche il grande affresco di un paese in trasformazione, in incerto equilibrio tra Oriente e Occidente, spiritualità e laicità, tradizioni arcaiche e ambizioni moderniste.

Nato ad Ankara sessant'anni fa, Omer Zulfu Livaneli è un artista incredibilmente eclettico. Come scrittore ha all'attivo quattro romanzi tradotti in 11 lingue in tutto il mondo, un volume di racconti e saggi di argomento politico. Come musicista ha composto più di 300 canzoni, con collaborazioni con Joan Baez, Mikis Theodorakis a Zubin Metha, e ha vinto un premio Tenco. Ha all'attivo tre film da regista, uno dei quali prodotto da Wim Wenders e ha vinto vari premi in diversi festival internazionali. Un discorso a parte merita l'attività politica: dopo aver conosciuto il carcere per le sue battaglie per i diritti umani, Livaneli ha abbandonato la Turchia, peregrinando tra Francia, Grecia e Svezia, ma vi ha fatto ritorno per rinnovare il suo impegno a favore della pace e della coesistenza tra i popoli. Ha fondato il Comitato per l'amicizia greco-turca, il Movimento per la pace turco-curda e, nei numerosi forum e associazioni internazionali di cui fa parte, ha lavorato a stretto contatto con Michail Gorbaciov ed Elie Wiesel. Attualmente è deputato al Parlamento turco, eletto nel Partito popolare repubblicano, e ambasciatore dell'Unesco.

 

AA.VV. - RACCONTI DELL'ANATOLIA  ( Gremese Editore 2008 )

Dopo il premio Nobel a Orhan Pamuk, i riflettori continuano oggi a essere accesi su una cultura che annovera scrittori, artisti e intellettuali di notevole spessore. Dal canto suo, la Gremese (editrice italiana di Felicità, di Ömer Zülfü Livaneli) torna a dare spazio alla letteratura turca con questa antologia dedicata ad alcuni dei più significativi autori anatolici contemporanei. Nella varietà delle ispirazioni, degli stili e dei temi trattati, questi racconti restituiscono nel loro insieme un'immagine nitida e al tempo stesso caleidoscopica della Turchia, della sua cultura, delle sue contraddizioni irrisolte. Sospesi tra memoria e oblio, religione e laicità, tradizione e ansia del nuovo, essi condividono comunque quell'impalpabile, magico senso della favola che è tratto peculiare della narrativa mediorientale. Raggiungendo risultati di grande fascinazione anche nel contatto con gli aspetti più laceranti della modernità, laddove la realtà evocata sia quella miserevole di un'umanità costretta a barcamenarsi nella quotidiana lotta per la sopravvivenza. Il che, in altri termini, rappresenta il segno - declinato in modo del tutto personale da ciascun autore dell'antologia - di quel "realismo fantastico" che è oggi tra le ragioni del successo internazionale riscosso dalla novellistica turca.


Il volume, curato dal Direttore del Dipartimento di Italianistica dell'Università di Ankara Necdet Adabag, è stato pubblicato nel 2008 con il patrocinio del Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia nell'ambito del progetto TEDA. Questo volume rappresenta per il Dipartimento di Italianistica dell'Università di Ankara la seconda pubblicazione in italiano, dopo un'antologia di poesie turche che ha ottenuto un alto gradimento in Italia. "Frutto del lavoro di docenti e insegnanti sia del Dipartimento sia di altre prestigiose istituzioni turche ed italiane - afferma il curatore - Racconti dell'Anatolia nasce con l'intento di diffondere la conoscenza di una parte della letteratura turca, la novellistica di carattere realistico e fantastico, che tanta parte ha avuto nelle storia letteraria turca del Novecento. Al tempo stesso, però, questo stralcio di letteratura offre anche lo spunto per promuovere nel mondo una maggiore conoscenza della cultura anatolica, intesa come tradizioni, costumi e valori, in una prospettiva dunque interculturale."

 

ANONIMO - IL LIBRO DI DEDE KORKUT ( Aquilegia Edizioni 2008 )

I racconti di Dede Korkut, mitico rapsodo, equivalente al greco Omero, costituiscono uno dei più importanti esemplari dell'Epica turca antica. La materia di essi ci porta nel cuore dell'Anatolia e oltre: nel Caucaso, sino all'Azerbaijan, da dove proviene il patrimonio di usi e costumi delle popolazioni che occuparono l'attuale territorio turco dall'XI secolo in poi. La data di redazione della raccolta è compresa in un arco temporale che va dalla fine del XIV all'inizio del XV secolo. Tradotto in italiano solo dal turcologo Ettore Rossi, nel 1951, Fabio Salomoni, lettore di lingua e cultura italiana presso la Koç University di Istanbul, ne offre una versione nuova, condotta sull'ultima edizione critica del testo originale, edita in Turchia nel 2006.

 

Il Libro di Dede Korkut è stato dichiarato dall'Unesco opera letteraria dell'anno 2000. Il libro è stato pubblicato con il contributo del ministero della  Cultura e del Turismo della Repubblica Turca, nell'ambito del Progetto TEDA. La prefazione è di Giampiero Bellingeri, docente di Lingua e Letteratura Turca presso l'università Ca' Foscari di Venezia.

 


MARIO LEVI - LA NOSTRA Pıù BELLA STORIA D'AMORE ( Baldini Castoldi Dalai Editore 2008 )

Pubblicato nel 1992, La nostra più bella storia d'amore fu scritto in un momento molto difficile, a seguito di una depressione di cui l'autore ricorda soprattutto le notti insonni, spese a ricercare una risposta ai nodi insondabili dell'esistenza. È questa l'origine dell'ineluttabile smarrimento che, come un filo rosso, attraversa il romanzo, mettendo il narratore - e al contempo lo scrittore - sulle tracce di un'amata irraggiungibile: una donna dai lunghi capelli rossi, dagli occhi azzurri e dalle labbra carnose. Come un enigma, la storia e la data della loro relazione si celano nel racconto, trascinandoci nel mondo interiore dei personaggi, negli angoli più remoti di Istanbul. Ma le parole sono inaffidabili, e allora non resta che cercare, rimandare, sognare, dannarsi per ciò che non è stato, sperando in un incontro che forse non avverrà mai. Una favola pervasa dall'intimità che batte in punta di lingua e pulsa nel cuore, ora confusa e indefinibile, ora pervasa da un potente lirismo. Una ricerca ossessiva e disperata di tanti amori diversi, eppure sempre intesi a ricomporne uno solo. Un viaggio verso le molteplici possibilità dell'Amore capace, con i suoi lacci stretti e contorti, di sovvertire ogni logica e ogni ordine. E la domanda incalzante che torna insistente a imporsi è: la più bella storia d'amore non è forse quella impossibile a viversi, quella più pura e intangibile, nutrita di sogni?

 

Mario Levi (Istanbul, 1957) è uno scrittore turco di origini ebraiche. Molto noto in patria, è autore di numerose opere di narrativa e saggistica. Per BCDe nel 2007 ha pubblicato Istanbul era una favola e nel 2008 La nostra più bella storia d'amore. Con La vita è un bagaglio a mano ha vinto il prestigioso Haldun Taner Story Prize.

 

MARIO LEVI - LA VITA è UN BAGAGLIO A MANO ( Baldini Castoldi Dalai Editore 2010 )

Opera in parte autobiografica, che risale al 1989-90, La vita è un bagaglio a mano affonda le sue radici nel passato e nelle passioni dell'infanzia di Mario Levi: ricordi, racconti, brevi e intensi frammenti, uniti dal filo conduttore della città. Che senso ha andare in un'altra città, si chiede infatti l'autore, se poi tutto quello che hai dentro inevitabilmente ti segue? Scorrono così davanti ai suoi occhi nostalgici le visioni familiari di Parigi, Rio de Janeiro e Istanbul, dalle quali affiora una città metaforica che altro non è che fotografia dell'anima, nutrita dai tormenti, dalle riflessioni, dalle malinconie dell'autore, e il cui racconto è accompagnato da citazioni di scrittori come Konstantinos Kavafis. Proprio il poeta greco, con la sua poesia La città, ci svela la chiave dell'opera di Mario Levi: «Né terre nuove troverai, né nuovi mari. Ti verrà dietro la città. Per le vie girerai: le stesse». Ovunque va, dunque, l'uomo si porta dietro se stesso, con i suoi problemi, la sua memoria, le cose che ha smarrito. O, come dice ancora Kavafis: «Dove mi volgo, dove l'occhio giro, macerie nere della vita miro, ch'io non seppi, per anni, che perdere e schiantare». Non ci sarà mai una città migliore di un'altra: l'uomo può girare il mondo, ma ciò che ha dentro non può essere cancellato e in qualunque luogo egli troverà sempre e solo desolate rovine di se stesso. L'uomo parte, insegue una meta, ma è incapace di raggiungerla e la sintassi si fa specchio di quel senso confuso dell'esistenza, del non approdo, della fuga, del correre avanti e indietro in un groviglio di strade senza uscita che è la vita, ora constatando in modo onesto e impietoso, ora rimpiangendo, le cose perdute.


Mario Levi (Istanbul, 1957) è uno scrittore turco di origini ebraiche. Molto noto in patria, è autore di numerose opere di narrativa e saggistica. Per BCDe nel 2007 ha pubblicato Istanbul era una favola e nel 2008 La nostra più bella storia d'amore. Con La vita è un bagaglio a mano ha vinto il prestigioso Haldun Taner Story Prize.

  

Sebnem Isigüzel - Edera ( Fazi Editore 2008 )

Capita che davanti agli occhi di un pittore i colori inizino a confondersi. Capita che un premio Nobel non sappia più scrivere, che perda, d'un tratto, il suo dono più grande.

Ali Ferah e Salim Abidin hanno sessant'anni, sono apparentemente estranei l'uno all'altro, ma condividono la tragedia di un'affezione neurologica che, per una sorte di beffa, li spoglia della loro arte. Un male implacabile e surreale sul quale s'innesta, per un caso o per un giro di vite del destino, la morte misteriosa di una giovane donna, una nuotatrice russa giunta a Istanbul per seguire la sorella Ludmilla e finita poi, tragicamente, in fondo al Bosforo. Il mistero legato al suo omicidio e all'identità del suo assassinio resta in sospeso fino all'ultima pagina, ma diviene l'occasione per una catena di epifanie e d'incontri da parte di Ferah con Oleg Starov, un restauratore russo in cerca di fortuna, con Sedef, la sua giovane vicina in attesa di un bambino, con Celine, una collega parigina tornata da poco in città per chiudere i conti con un amante che le ha distrutto la vita. Come l'edera a un muro che la sostenga, queste storie s'innervano lungo la trama di altre esistenze togliendo loro respiro, linfa vitale: una rete di relazioni che troverà in Istanbul, crocevia di culture per antonomasia, il suo doppio e la sua camera d'echi.

 

Sebnem Isigüzel, tra le più promettenti voci della letteratura contemporanea turca, attraverso un'indimenticabile galleria di personaggi declina qui al meglio la nozione di perdita - della memoria, dell'arte, della vita stessa - e di rinascita. Ma lo fa con occhi asciutti, senza cedimenti, forte di uno sguardo a piombo che rimane addosso come una seconda vista.

  

Murathan Mungan  - CHADOR ( Giunti Editore 2009 )

Akhbar torna in patria dopo una lunga assenza: ansioso di ritrovare le persone a lui care, il giovane si aggira nel paese devastato dalla guerra e dal colpo di stato che garantisce a un partito islamico il potere assoluto. La casa della sua famiglia si rivela occupata da altri. Nessuno sa dirgli dove siano finiti i suoi parenti, la gente ha perfino paura a rivolgergli la parola. Le donne sono tutte avvolte dai burqa, anonime e irriconoscibili. Smarrito ma tenace, Akhbar comincia a capire il motivo della copertura totale imposta alle donne, una negazione che non mira solo a svilire il corpo ma tutta la persona, che sradica e inaridisce anche gli uomini. La sua ribellione sarà un gesto paradossale ed esemplare, contro un mondo che soffoca la speranza e la bellezza.

  

Nazli Eray  - ORPHEUS ( Gremese Editore 2009 )

Ribaltato il mito classico di Orfeo ed Euridice, nel romanzo di Nazli Eray è Euridice a cercare Orfeo, in una città moderna brulicante di edifici. Una notte, Euridice si imbatte in una statua dell'imperatore Adriano, con la quale inizia a dialogare. Ad Adriano La ragazza mostra il film Ultimo tango a Parigi di Bertolucci. Mentre il film viene proiettato sul muro della casa di Orfeo, quest'ultimo si affaccia dal balcone e diventa parte dell'ultima scena: l'omicidio di Marlon Brando da parte di Maria Schneider. Surreale e fascinoso, fluido e cangiante come gli stessi luoghi descritti (una metropoli contemporanea? la porta dell'oltretomba?), il libro di Nazli Eray si apre a una molteplicità di interpretazioni. Ma certo vi ricorrono i temi universali della morte e della fragilità dell'esistenza, del rapporto tra passato e presente, ecc., accanto a uno sguardo gettato sulla Turchia di oggi, sul suo caotico sviluppo urbanistico, sul suo irrisolto rapporto con la modernità.

 

Nazli Eray è una delle più amate e prolifiche scrittrici turche contemporanee. Dal suo debutto, nel 1967, ha pubblicato 29 libri tra romanzi, raccolte di racconti e drammi teatrali. Considerata in patria la portavoce più autorevole della corrente letteraria fantastica e surreale, è anche la scrittrice turca più tradotta all'estero. Questo è il suo primo romanzo tradotto in Italia.

 

Halide Edip Adivar - La figlia di Istanbul ( Elliot Edizioni 2010 )

Un libro che si è guadagnato il ruolo di classico dei classici nella letteratura turca del XX secolo.
Il romanzo narra la vita di un gruppo assai variegato di artisti: il pianista italo spagnolo Peregrini, la giovane cantante Rabia e l'attore di strada Tevfik. I personaggi sono inseriti in una rete fittissima di relazioni familiari e sociali, che vanno dal nonno di Rabia - il severo e avaro imam del quartiere, il primo ad accorgersi delle straordinarie qualità vocali della nipote e a volerle utilizzare per fare di lei una pia cantrice dei versetti del Corano - fino al potente Pascià, buono con i familiari e feroce con i nemici del Sultano, tra i quali un giorno scopre suo figlio Hilmi. Un affascinante affresco in cui personaggi appassionati e intimamente veri vivono le loro vicende sentimentali, politiche e artistiche al tramonto dell'impero ottomano, mentre già si affaccia sul palcoscenico della storia la generazione dei Giovani Turchi.

 

Halide Edip Adivar (Istanbul 1884-1964) Fu la prima donna a diplomarsi al liceo americano di Istanbul agli inizi del Novecento. Sposatasi col suo professore di matematica e madre di due figli, divorziò quando scoprì che il marito voleva prendere una seconda moglie. Si dedicò con passione all'insegnamento e alla politica, avvicinandosi al movimento dei Giovani Turchi. Seguì nel cuore dell'Anatolia Mustafa Kemal Atatürk per combattere la Guerra d'Indipendenza, ma per dissensi politici con il grande leader si ritirò in esilio volontario insieme al secondo marito Adnan Adývar. Il romanzo La figlia di Istanbul (titolo originale Sinekli Bakkal, pubblicato nel 1925 sia in inglese, sia in turco) è il principale prodotto della sua attività di scrittrice nell'epoca dell'esilio, cui si affianca un lungo elenco di romanzi, saggi e opere autobiografiche. Tornata in Turchia alla morte di Atatürk, Halide Edip Adývar insegnò letteratura inglese all'università. Negli ultimi anni della sua vita fu deputata parlamentare, sentendosi però sempre in primo luogo una scrittrice e un'intellettuale.

 

ORHAN PAMUK - IL MUSEO DELL'INNOCENZA ( Einaudi 2009 )

Entrato in un negozio per comprare una borsa alla fidanzata, Kemal Basmaci, trentenne rampollo di una famiglia altolocata di Istanbul, si imbatte in una commessa di straordinaria bellezza: la diciottenne Füsun, sua lontana cugina. Fra i due ha ben presto inizio un rapporto anche eroticamente molto intenso. Kemal tuttavia non si decide a lasciare Sibel, la fidanzata: per quanto di mentalità aperta e moderna, in lui sono comunque radicati i valori tradizionali (e anche un certo opportunismo). Così si fidanza e perde tutto: sconvolta dal suo comportamento, Füsun scompare, mentre Kemal, preda di una passione che non gli dà tregua, trascura gli affari e alla fine scioglie il fidanzamento. Quando, dopo atroci patimenti, i due amanti si ritrovano, nella vita di Füsun tutto è cambiato. Kemal però non si dà per vinto. In assoluta castità, continua a frequentarla per otto lunghi anni, durante i quali via via raccoglie un'infinità di oggetti che la riguardano: cagnolini di porcellana, apriscatole, righelli, orecchini... Poterli guardare, assaggiare, toccare è spesso la sua unica fonte di conforto. E quando la sua esistenza subisce una nuova dolorosa svolta, quegli stessi oggetti confluiranno nel Museo dell'innocenza, destinato a rendere testimonianza del suo amore per Füsun nei secoli futuri. La storia di un'incontenibile passione, ma allo stesso tempo uno sguardo ora severo, ora ironico, ma certamente non privo di profondo affetto sulla Istanbul di quegli anni e sulla sua contraddittoria borghesia.

 

OYA BAYDAR - RITORNO A NESSUN DOVE ( Aquilegia Edizioni 2010 )

 

Nessun Dove è una contro-utopia, riassunto, confutazione e fine di vite consacrate all'ideale. Un uomo e una donna, militanti del Partito Operaio Turco, ardono di passione politica e amorosa. Le loro esistenze e il loro amore sono parte di un flusso inarrestabile che scorre nella Turchia insanguinata dai colpi di stato militari del 1971 e del 1980. Entrambi si sentono"un glorioso frammento dell'avventura dell'umanità", "l'avanguardia ufficiale che sospingeva il corso della storia": un'identità portata addosso con orgoglio a dispetto delle persecuzioni, della clandestinità, del carcere, della tortura, dell'esilio. Poi un giorno crolla il Muro: "verità, speranze, stelle e bandiere fatte a pezzi". I loro templi discariche, i loro libri carta straccia, i loro poeti mistificatori. La fine dell'esilio è il segno della disfatta e della sconfitta. Quella donna e quell'uomo trascinano le loro vite lungo la via del ritorno, superstiti di un esercito sopraffatto, irriso e vituperato. L'utopia per cui tanto avevano lottato si trasforma in un Nessun Dove, "in cui nulla di ciò a cui si torna è qualcosa, nessuno è qualcuno". Estremo rifugio la solitudine isolana, dove il tempo scorre nel passato, dove gli ulivi hanno tronchi che si avvolgono stretti l'uno all'altro, come due innamorati ardenti e disperati, fino a diventare un tronco solo...

 

Oya Baydar è scrittrice, ricercatrice e donna d'azione. Membro del Partito Operaio Turco, durante il colpo di stato militare del 1971 è stata imprigionata ed espulsa dall'Università Hacettepe di Ankara, dove lavorava come assistente, perché socialista. Costretta a lasciare la Turchia in seguito al colpo di stato del 1980, è vissuta in esilio fino al 1992. Tornata in Turchia ha collaborato con il Ministero dei Beni Culturali, diretto la creazione dell'Enciclopedia del sindacalismo turco, pubblicato romanzi che hanno ottenuto prestigiosi premi letterari. Oya Baydar trascorre oggi il suo tempo tra İstanbul e l'Isola di Marmara.

 

OGUZ ATAY - ASPETTANDO LA PAURA ( Lunargento 2011 )

 

Con la pubblicazione dei racconti Aspettando la paura, i lettori italiani potranno finalmente scoprire Oguz Atay, l'ingegnere e scrittore amato dal premio Nobel Orhan Pamuk, che negli anni Settanta del Novecento rivoluziona la letteratura turca, avvicinando la propria scrittura alle forme occidentali del narrare, aperte alle problematiche e alle realtà individuali escluse dal racconto realistico allora imperante in Turchia.
Oguz Atay (1934-1977) debutta nel 1972 con il capolavoro Tutunamayanlar ("Incapaci di connettersi") descritto dall'UNESCO come il più eminente romanzo del ventesimo secolo della letteratura turca. L'opera espone - su piani formali ed estetici ben diversi dalle impostazioni realistiche, consuete nelle lettere turche del Novecento - il disagio di individui alienati, in conflitto con se stessi e con le convenzioni sociali imperanti.
Nei racconti di Aspettando la paura, apparsi tra il 1972 e il 1977, si concentra la stessa potenza espressiva del grande romanzo. Otto storie che presentano in modo inedito i nodi "kafkiani" di assurdità, insicurezza, paura, solitudine, incomunicabilità: i segni delle persone contemporanee, nel ruolo di sofferte protagoniste dei brani che ricalcano, non senza ricorrere anche all'arma dell'ironia, i tratti del malessere dell'umanità.
Orhan Pamuk, nella postfazione pubblicata nella raccolta, spiega la portata rivoluzionaria della scrittura di Atay per la letteratura turca: "Si deve a lui se tanti aspetti dell'esistenza sono entrati e hanno trovato posto in un romanzo: la partita alla radio, la scuola guida, amabili intellettuali smarriti fra le pagine dei libri".

 

FERIDE CICEKOGLU - NON SPARATE AGLI AQUILONI ( Scritturapura 2011 )

 

Il romanzo esce in Italia con la magistrale traduzione da parte di Semsa Gezgin, che ha firmato, tra le altre, le traduzioni di Orhan Pamuk e di Umberto Eco. Il film che ne è stato tratto è un must del cinema turco : con la sceneggiatura firmata dall’autrice, ha vinto ben quattro Golden Orange di Istanbul e il Prix du Public Rencontres Internationales di Cannes. È la storia di Inci, prigioniera politica, e di Baris, un bambino di quattro anni. È dietro le sbarre di un carcere turco, dopo il colpo di stato del 1980, che Baris impara a conoscere il mondo attraverso le parole di Inci e a volare come un aquilone. È tramite le sue lettere che il lettore entra ed esce dal carcere, in un’opera magistrale che scandisce il ritmo dei grandi eventi storici attraverso gli occhi di un bambino.

 

Feride Cicekoglu, nata nel 1951, è stata una ferma oppositrice del regime turco e prigioniera politica fino al 1984. Fu in quel periodo che nacque Non sparate agli aquiloni. In Turchia è pubblicata da una delle più importanti case editrici, che conta tra i suoi autori alcuni dei massimi nomi delle letteratura mondiale.

 

 

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