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Il progetto TEDA è un progetto che
sovvenziona la traduzione e la pubblicazione all'estero di libri
turchi. È nato nel 2005 per iniziativa del Ministero per la Cultura
ed il Turismo della Repubblica di Turchia per diffondere la cultura
turca all'estero attraverso la traduzione, la pubblicazione e la
promozione di opere culturali, artistiche e letterarie.
Nell'ambito del progetto TEDA, che mira
all'incontro tra lo spirito culturale, artistico e letterario turco e
i lettori stranieri, il Ministero finanzia istituzioni, imprese,
compagnie, fondazioni, case editrici e ditte che pubblicheranno questi
libri.
Il gran numero di opere sovvenzionate e il loro successo dimostrano
l'importanza del progetto TEDA per la diffusione nel mondo del
patrimonio scritto della Turchia.
Sito ufficiale del Teda Project :
www.tedaproject.com
Di seguito l'elenco dei libri tradotti in lingua italiana grazie al
TEDA Project.

AA.VV.
- ANTOLOGIA DELLA POESIA TURCA CONTEMPORANEA ( Manni Editore 2006 )
Questo libro contiene, a cura di Necdet Adabağ, un'agile e accurata
storia della poesia turca dal periodo preislamico segnato dalla
tradizione orale fino alla produzione odierna. Seguono i testi dei
maggiori poeti contemporanei. Sono quarantacinque autori, presentati
anche criticamente da studiosi non solo turchi. Emerge un'idea forte e
unitaria di una letteratura in versi che parte da un'intimità diffusa
per approdare alle istanze sociali, ai problemi più generali dell'uomo
e del mondo.

MARIO LEVI - ISTANBUL ERA UNA FAVOLA ( Baldini Castoldi Dalai Editore
2007 )
È
attraversando il passato che si conosce il presente . È osservando
quello che c'era che si comprende ciò che è rimasto . È questo lo
stile narrativo scelto da Mario Levi per descrivere la Istanbul della
sua infanzia e quella odierna, attuale, della sua maturità. L'autore
ci accoglie sulla soglia della città e ci accompagna nei suoi meandri,
attraverso le diverse epoche e comunità di Istanbul, facendoci
conoscere le persone che l'hanno abitata, vissuta, abbandonata,
ritrovata. Istanbul era una favola è l'affresco di diverse generazioni
di un'unica grande famiglia ed è grazie alle vite di ciascun
protagonista che veniamo a scoprire, pagina dopo pagina, i luoghi, gli
eventi, i colori, i drammi che a partire dalla vigilia della Grande
Guerra sino a oggi hanno caratterizzato la città universalmente
riconosciuta come il ponte tra Oriente e Occidente. Perché Istanbul è
una città dalle mille anime, dalle mille facce, dalle mille lingue .
forse più allora che adesso.
Mario Levi
(Istanbul, 1957) è uno scrittore turco di origini ebraiche. Molto noto
in patria, è autore di numerose opere di narrativa e saggistica. Per
BCDe nel 2007 ha pubblicato Istanbul era una favola e nel 2008 La
nostra più bella storia d'amore. Con La vita è un bagaglio a mano ha
vinto il prestigioso Haldun Taner Story Prize.

Orhan Kemal
- La lotta per il pane
( Lunargento 2008 )
Ventiquattro racconti, ambientati negli anni Quaranta del Novecento,
di ciò che nelle vie, nelle piazze, nei cortili, negli occhi, nei
corpi il narratore vede e sente succedere: in una attualità aggiornata
che mantiene la vivacità e l'indugio, i puntini sospesi del fraseggio
dei narratori professionali, re-instaurando fra i personaggi messi
all'opera, tirati in ballo e visti agire, il dialogo, reversibile in
apostrofe al pubblico, al lettore, a se stessi. È una discesa in
campo, nell'arena della drammatica lotta per il pane.
Orhan Kemal,
nome d'arte di Mehmet Raşit Öğütçü, nasce nel 1914 a Ceyhan, nella
provincia di Adana, in Cilicia, nella famiglia della Signora Azime e
di Abdülkadir Kemalî Bey, avvocato, deputato (1920-'23), ministro
della Giustizia, e fondatore di un partito conservatore (1930), al
momento sbagliato in cui nella neo-istituita Repubblica di Turchia
vige la figura di Mustafa Kemal "Atatürk". Nella fuga e nell'esilio in
Siria e a Beirut, quel padre dissidente e perseguito porta con sé la
famiglia, avviando i figli, e il futuro Orhan/Mehmet, al senso, alla
fatica e al gusto delle peregrinazioni. Notizie e impressioni,
disseminate e riflesse negli altri suoi romanzi, la Casa del babbo,
gli Anni d'erranza (Avare Yıllar, 1950), e mimetizzate nei
racconti de La lotta per il pane. Orhan Kemal fece ritorno ad
Adana nel 1932. Lavorò prima come manovale poi come impiegato in una
manifattura tessile di cotone. Durante il servizio militare fu
condannato a cinque anni di prigione per le sue idee politiche. La
prigione di Bursa divenne un punto di svolta nella sua vita e per la
sua arte. Qui incontrò Nazhim Hikmet che lo influenzò profondamente.
Quando fu rilasciato nel 1943 Orhan Kemal si trasferì a Istanbul
(1951) dove lavorò come trasportatore di ortaggi e poi come impiegato
nella Fondazione per la cura della turbercolosi. Dal 1950 in poi cercò
di vivere del mestiere di scrittore. Orhan Kemal morì in Bulgaria. La
sua salma fu traslata in Turchia e sepolta nel cimitero di
Zincirlikuyu.

Güngör
Dilmen - Io, Anatolia
( Editoria & Spettacolo 2007 )
Siamo in Anatolia, l'odierna Turchia, una
terra fertile che ha ospitato popolazioni come ittiti, frigi,
bizantini, ottomani, turchi, ecc... In lingua antica Anatolia
significa Il paese dove sorge il sole. L'Anatolia è una madre
che dice:
Se soltanto avessero imparato - a vivere
insieme i miei figli,- sarebbero bastati i miei seni generosi - a
nutrirli.
« L'opera testimonia seimila anni di storia sorprendente per la
diversità di culture, religioni ed eventi che hanno condizionato la
storia del mondo pur essendosi sviluppati in un unico ambito
geografico. Tale diversità rappresenta l'Anatolia ed il concetto
stesso dell'essere anatolico. Il testo ha come figura centrale quella
della donna anatolica e il processo di evoluzione che tale figura
femminile ha subìto nel corso dei millenni e nel susseguirsi delle
varie popolazioni e culture ». Iclal Aydin Margariti
« In tutte le culture che si avvicendarono nell'antica terra anatolica,
una dopo l'altra, la figura della donna assume sempre una posizione di
risalto. Ella è madre, dea di fertilità, simbolo di bellezza,
salvatrice, dea, guerriera che lotta per l'indipendenza e, come del
resto ancora oggi, capo della famiglia. L'opera teatrale di Güngör
Dilmen, Io, Anatolia, è la storia di personaggi femminili e
delle loro trasformazioni nel susseguirsi delle varie civiltà, da
un'epoca all'altra, e vuol testimoniare il valore attribuito alla
figura femminile da questa antica terra ».
Ömer Zülfü Livaneli
Omer Zulfu Livaneli - Felicità
( Gremese Editore 2007 )
Meryem ha quindici anni; in un villaggio della Turchia musulmana più
retrograda, è violentata dallo zio, leader religioso del paese. Per il
costume locale, è lei la colpevole: trattata come una reietta, è
tenuta prigioniera in una baracca per giorni, nell'attesa che utilizzi
quella corda che le è stata lasciata sul pavimento, per espiare il suo
crimine e salvare l'onore della famiglia. Ma lei non cede . Cemal è un
soldato appena ritornato dalle montagne dove ha combattuto i ribelli
curdi: cugino di Meryem, viene scelto come suo carnefice. Il delitto
non dovrà accadere sotto gli occhi di tutti: il rituale vuole che in
questi frangenti le ragazze vengano portate a fare un "viaggio a
Istanbul". Ma il boia torna sempre solo. Questa volta le cose non
vanno secondo copione: arrivati in città, i due giovani scoprono una
realtà cosmopolita nella quale le ragazze hanno tolto il velo e i
figli non obbediscono ai genitori. La sorpresa incrina le certezze di
Cemal, che non riesce ad uccidere la ragazza, e parte invece con lei
verso la costa turca. Irfan ha studiato ad Harvard, e ora insegna
all'università di Istanbul: è un uomo di successo, ma vive come uno
sradicato, immerso in una cultura in cui non si riconosce. Consumato
dall'insonnia e dall'ansia, decide di abbandonare tutto, e parte per
un viaggio senza meta nel mar Egeo. Conosce i due ragazzi, e gli offre
di lavorare a bordo. L'incontro modificherà in maniera irreversibile
le vite dei tre personaggi. Soprattutto quella di Meryem: per lei
comincerà il tempo della consapevolezza e del riscatto, grazie agli
insegnamenti del professore, capaci di aprirle un mondo completamente
nuovo. Felicità - grande successo nel suo paese, e tradotto in
Francia (da Gallimard, nella prestigiosa "Collection du Monde entier"),
Stati Uniti (St. Martin's Press), Svezia, Germania e Grecia - è
un'illuminante parabola sulla presa di coscienza individuale, ma è
anche il grande affresco di un paese in trasformazione, in incerto
equilibrio tra Oriente e Occidente, spiritualità e laicità, tradizioni
arcaiche e ambizioni moderniste.
Nato ad Ankara sessant'anni fa, Omer Zulfu Livaneli è un
artista incredibilmente eclettico. Come scrittore ha all'attivo
quattro romanzi tradotti in 11 lingue in tutto il mondo, un volume di
racconti e saggi di argomento politico. Come musicista ha composto più
di 300 canzoni, con collaborazioni con Joan Baez, Mikis Theodorakis a
Zubin Metha, e ha vinto un premio Tenco. Ha all'attivo tre film da
regista, uno dei quali prodotto da Wim Wenders e ha vinto vari premi
in diversi festival internazionali. Un discorso a parte merita
l'attività politica: dopo aver conosciuto il carcere per le sue
battaglie per i diritti umani, Livaneli ha abbandonato la Turchia,
peregrinando tra Francia, Grecia e Svezia, ma vi ha fatto ritorno per
rinnovare il suo impegno a favore della pace e della coesistenza tra i
popoli. Ha fondato il Comitato per l'amicizia greco-turca, il
Movimento per la pace turco-curda e, nei numerosi forum e associazioni
internazionali di cui fa parte, ha lavorato a stretto contatto con
Michail Gorbaciov ed Elie Wiesel. Attualmente è deputato al Parlamento
turco, eletto nel Partito popolare repubblicano, e ambasciatore dell'Unesco.

AA.VV. - RACCONTI DELL'ANATOLIA ( Gremese Editore 2008 )
Dopo il premio Nobel a Orhan Pamuk, i riflettori continuano oggi a
essere accesi su una cultura che annovera scrittori, artisti e
intellettuali di notevole spessore. Dal canto suo, la Gremese
(editrice italiana di Felicità, di Ömer Zülfü Livaneli) torna
a dare spazio alla letteratura turca con questa antologia dedicata ad
alcuni dei più significativi autori anatolici contemporanei. Nella
varietà delle ispirazioni, degli stili e dei temi trattati, questi
racconti restituiscono nel loro insieme un'immagine nitida e al tempo
stesso caleidoscopica della Turchia, della sua cultura, delle sue
contraddizioni irrisolte. Sospesi tra memoria e oblio, religione e
laicità, tradizione e ansia del nuovo, essi condividono comunque
quell'impalpabile, magico senso della favola che è tratto peculiare
della narrativa mediorientale. Raggiungendo risultati di grande
fascinazione anche nel contatto con gli aspetti più laceranti della
modernità, laddove la realtà evocata sia quella miserevole di
un'umanità costretta a barcamenarsi nella quotidiana lotta per la
sopravvivenza. Il che, in altri termini, rappresenta il segno -
declinato in modo del tutto personale da ciascun autore dell'antologia
- di quel "realismo fantastico" che è oggi tra le ragioni del successo
internazionale riscosso dalla novellistica turca.
Il volume,
curato dal Direttore del Dipartimento di Italianistica dell'Università
di Ankara Necdet Adabag, è stato pubblicato nel 2008 con il patrocinio
del Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia
nell'ambito del progetto TEDA.
Questo volume rappresenta per il
Dipartimento di Italianistica dell'Università di Ankara la seconda
pubblicazione in italiano, dopo un'antologia di poesie turche che ha
ottenuto un alto gradimento in Italia. "Frutto del lavoro di docenti e
insegnanti sia del Dipartimento sia di altre prestigiose istituzioni
turche ed italiane - afferma il curatore - Racconti dell'Anatolia
nasce con l'intento di diffondere la conoscenza di una parte della
letteratura turca, la novellistica di carattere realistico e
fantastico, che tanta parte ha avuto nelle storia letteraria turca del
Novecento. Al tempo stesso, però, questo stralcio di letteratura offre
anche lo spunto per promuovere nel mondo una maggiore conoscenza della
cultura anatolica, intesa come tradizioni, costumi e valori, in una
prospettiva dunque interculturale."

ANONIMO - IL LIBRO DI DEDE KORKUT ( Aquilegia Edizioni 2008 )
I racconti
di Dede Korkut, mitico rapsodo, equivalente al greco Omero,
costituiscono uno dei più importanti esemplari dell'Epica turca
antica. La materia di essi ci porta nel cuore dell'Anatolia e oltre:
nel Caucaso, sino all'Azerbaijan, da dove proviene il patrimonio di
usi e costumi delle popolazioni che occuparono l'attuale territorio
turco dall'XI secolo in poi. La data di redazione della raccolta è
compresa in un arco temporale che va dalla fine del XIV all'inizio del XV secolo. Tradotto in italiano solo dal turcologo Ettore Rossi, nel
1951, Fabio Salomoni, lettore di lingua e cultura italiana presso la
Koç University di Istanbul, ne offre una versione nuova, condotta
sull'ultima edizione critica del testo originale, edita in Turchia nel
2006.
Il Libro di
Dede Korkut è stato dichiarato dall'Unesco opera letteraria dell'anno
2000. Il libro è stato pubblicato con il contributo del ministero
della Cultura e del Turismo della Repubblica Turca, nell'ambito del
Progetto TEDA. La prefazione è di Giampiero Bellingeri, docente di
Lingua e Letteratura Turca presso l'università Ca' Foscari di Venezia.

MARIO LEVI - LA NOSTRA
Pıù BELLA STORIA
D'AMORE ( Baldini Castoldi Dalai Editore 2008 )
Pubblicato nel 1992, La nostra più bella storia d'amore fu scritto in
un momento molto difficile, a seguito di una depressione di cui
l'autore ricorda soprattutto le notti insonni, spese a ricercare una
risposta ai nodi insondabili dell'esistenza. È questa l'origine
dell'ineluttabile smarrimento che, come un filo rosso, attraversa il
romanzo, mettendo il narratore - e al contempo lo scrittore - sulle
tracce di un'amata irraggiungibile: una donna dai lunghi capelli
rossi, dagli occhi azzurri e dalle labbra carnose. Come un enigma, la
storia e la data della loro relazione si celano nel racconto,
trascinandoci nel mondo interiore dei personaggi, negli angoli più
remoti di Istanbul. Ma le parole sono inaffidabili, e allora non resta
che cercare, rimandare, sognare, dannarsi per ciò che non è stato,
sperando in un incontro che forse non avverrà mai. Una favola pervasa
dall'intimità che batte in punta di lingua e pulsa nel cuore, ora
confusa e indefinibile, ora pervasa da un potente lirismo. Una ricerca
ossessiva e disperata di tanti amori diversi, eppure sempre intesi a
ricomporne uno solo. Un viaggio verso le molteplici possibilità
dell'Amore capace, con i suoi lacci stretti e contorti, di sovvertire
ogni logica e ogni ordine. E la domanda incalzante che torna
insistente a imporsi è: la più bella storia d'amore non è forse quella
impossibile a viversi, quella più pura e intangibile, nutrita di
sogni?
Mario Levi
(Istanbul, 1957) è uno scrittore turco di origini ebraiche. Molto noto
in patria, è autore di numerose opere di narrativa e saggistica. Per
BCDe nel 2007 ha pubblicato Istanbul era una favola e nel 2008 La
nostra più bella storia d'amore. Con La vita è un bagaglio a mano ha
vinto il prestigioso Haldun Taner Story Prize.

MARIO LEVI - LA VITA è UN
BAGAGLIO A MANO ( Baldini Castoldi Dalai Editore 2010 )
Opera in
parte autobiografica, che risale al 1989-90, La vita è un bagaglio a
mano affonda le sue radici nel passato e nelle passioni dell'infanzia
di Mario Levi: ricordi, racconti, brevi e intensi frammenti, uniti dal
filo conduttore della città. Che senso ha andare in un'altra città, si
chiede infatti l'autore, se poi tutto quello che hai dentro
inevitabilmente ti segue? Scorrono così davanti ai suoi occhi
nostalgici le visioni familiari di Parigi, Rio de Janeiro e Istanbul,
dalle quali affiora una città metaforica che altro non è che
fotografia dell'anima, nutrita dai tormenti, dalle riflessioni, dalle
malinconie dell'autore, e il cui racconto è accompagnato da citazioni
di scrittori come Konstantinos Kavafis. Proprio il poeta greco, con la
sua poesia La città, ci svela la chiave dell'opera di Mario Levi: «Né
terre nuove troverai, né nuovi mari. Ti verrà dietro la città. Per le
vie girerai: le stesse». Ovunque va, dunque, l'uomo si porta dietro se
stesso, con i suoi problemi, la sua memoria, le cose che ha smarrito.
O, come dice ancora Kavafis: «Dove mi volgo, dove l'occhio giro,
macerie nere della vita miro, ch'io non seppi, per anni, che perdere e
schiantare». Non ci sarà mai una città migliore di un'altra: l'uomo
può girare il mondo, ma ciò che ha dentro non può essere cancellato e
in qualunque luogo egli troverà sempre e solo desolate rovine di se
stesso. L'uomo parte, insegue una meta, ma è incapace di raggiungerla
e la sintassi si fa specchio di quel senso confuso dell'esistenza, del
non approdo, della fuga, del correre avanti e indietro in un groviglio
di strade senza uscita che è la vita, ora constatando in modo onesto e
impietoso, ora rimpiangendo, le cose perdute.
Mario Levi
(Istanbul, 1957) è uno scrittore turco di origini ebraiche. Molto noto
in patria, è autore di numerose opere di narrativa e saggistica. Per
BCDe nel 2007 ha pubblicato Istanbul era una favola e nel 2008 La
nostra più bella storia d'amore. Con La vita è un bagaglio a mano ha
vinto il prestigioso Haldun Taner Story Prize.

Sebnem Isigüzel
- Edera ( Fazi Editore 2008 )
Capita che davanti agli occhi di un pittore i colori inizino a
confondersi. Capita che un premio Nobel non sappia più scrivere, che
perda, d'un tratto, il suo dono più grande.
Ali Ferah e Salim Abidin hanno sessant'anni, sono apparentemente
estranei l'uno all'altro, ma condividono la tragedia di un'affezione
neurologica che, per una sorte di beffa, li spoglia della loro arte.
Un male implacabile e surreale sul quale s'innesta, per un caso o per
un giro di vite del destino, la morte misteriosa di una giovane donna,
una nuotatrice russa giunta a Istanbul per seguire la sorella Ludmilla
e finita poi, tragicamente, in fondo al Bosforo. Il mistero legato al
suo omicidio e all'identità del suo assassinio resta in sospeso fino
all'ultima pagina, ma diviene l'occasione per una catena di epifanie e
d'incontri da parte di Ferah con Oleg Starov, un restauratore russo in
cerca di fortuna, con Sedef, la sua giovane vicina in attesa di un
bambino, con Celine, una collega parigina tornata da poco in città per
chiudere i conti con un amante che le ha distrutto la vita. Come
l'edera a un muro che la sostenga, queste storie s'innervano lungo la
trama di altre esistenze togliendo loro respiro, linfa vitale: una
rete di relazioni che troverà in Istanbul, crocevia di culture per
antonomasia, il suo doppio e la sua camera d'echi.
Sebnem Isigüzel,
tra le più promettenti voci della letteratura contemporanea turca,
attraverso un'indimenticabile galleria di personaggi declina qui al
meglio la nozione di perdita - della memoria, dell'arte, della vita
stessa - e di rinascita. Ma lo fa con occhi asciutti, senza cedimenti,
forte di uno sguardo a piombo che rimane addosso come una seconda
vista.

Murathan
Mungan
- CHADOR ( Giunti
Editore 2009 )
Akhbar torna in patria dopo una lunga assenza: ansioso di ritrovare le
persone a lui care, il giovane si aggira nel paese devastato dalla
guerra e dal colpo di stato che garantisce a un partito islamico il
potere assoluto. La casa della sua famiglia si rivela occupata da
altri. Nessuno sa dirgli dove siano finiti i suoi parenti, la gente ha
perfino paura a rivolgergli la parola. Le donne sono tutte avvolte dai
burqa, anonime e irriconoscibili. Smarrito ma tenace, Akhbar comincia
a capire il motivo della copertura totale imposta alle donne, una
negazione che non mira solo a svilire il corpo ma tutta la persona,
che sradica e inaridisce anche gli uomini. La sua ribellione sarà un
gesto paradossale ed esemplare, contro un mondo che soffoca la
speranza e la bellezza.

Nazli Eray
-
ORPHEUS ( Gremese Editore 2009 )
Ribaltato il mito classico di Orfeo ed Euridice, nel romanzo di Nazli
Eray è Euridice a cercare Orfeo, in una città moderna brulicante di
edifici. Una notte, Euridice si imbatte in una statua dell'imperatore
Adriano, con la quale inizia a dialogare. Ad Adriano La ragazza mostra
il film Ultimo tango a Parigi di Bertolucci. Mentre il film viene
proiettato sul muro della casa di Orfeo, quest'ultimo si affaccia dal
balcone e diventa parte dell'ultima scena: l'omicidio di Marlon Brando
da parte di Maria Schneider. Surreale e fascinoso, fluido e cangiante
come gli stessi luoghi descritti (una metropoli contemporanea? la
porta dell'oltretomba?), il libro di Nazli Eray si apre a una
molteplicità di interpretazioni. Ma certo vi ricorrono i temi
universali della morte e della fragilità dell'esistenza, del rapporto
tra passato e presente, ecc., accanto a uno sguardo gettato sulla
Turchia di oggi, sul suo caotico sviluppo urbanistico, sul suo
irrisolto rapporto con la modernità.
Nazli Eray
è una delle più amate e prolifiche scrittrici turche contemporanee.
Dal suo debutto, nel 1967, ha pubblicato 29 libri tra romanzi,
raccolte di racconti e drammi teatrali. Considerata in patria la
portavoce più autorevole della corrente letteraria fantastica e
surreale, è anche la scrittrice turca più tradotta all'estero. Questo
è il suo primo romanzo tradotto in Italia.

Halide Edip
Adivar
-
La figlia
di Istanbul (
Elliot
Edizioni 2010 )
Un libro che si è guadagnato il ruolo di classico dei classici nella
letteratura turca del XX secolo.
Il romanzo narra la vita di un gruppo assai variegato di artisti: il
pianista italo spagnolo Peregrini, la giovane cantante Rabia e
l'attore di strada Tevfik. I personaggi sono inseriti in una rete
fittissima di relazioni familiari e sociali, che vanno dal nonno di
Rabia - il severo e avaro imam del quartiere, il primo ad accorgersi
delle straordinarie qualità vocali della nipote e a volerle utilizzare
per fare di lei una pia cantrice dei versetti del Corano - fino al
potente Pascià, buono con i familiari e feroce con i nemici del
Sultano, tra i quali un giorno scopre suo figlio Hilmi. Un
affascinante affresco in cui personaggi appassionati e intimamente
veri vivono le loro vicende sentimentali, politiche e artistiche al
tramonto dell'impero ottomano, mentre già si affaccia sul palcoscenico
della storia la generazione dei Giovani Turchi.
Halide Edip Adivar (Istanbul
1884-1964) Fu la prima donna a diplomarsi al liceo americano di
Istanbul agli inizi del Novecento. Sposatasi col suo professore di
matematica e madre di due figli, divorziò quando scoprì che il marito
voleva prendere una seconda moglie. Si dedicò con passione
all'insegnamento e alla politica, avvicinandosi al movimento dei
Giovani Turchi. Seguì nel cuore dell'Anatolia Mustafa Kemal Atatürk
per combattere la Guerra d'Indipendenza, ma per dissensi politici con
il grande leader si ritirò in esilio volontario insieme al secondo
marito Adnan Adývar. Il romanzo La figlia di Istanbul (titolo
originale Sinekli Bakkal, pubblicato nel 1925 sia in inglese, sia in
turco) è il principale prodotto della sua attività di scrittrice
nell'epoca dell'esilio, cui si affianca un lungo elenco di romanzi,
saggi e opere autobiografiche. Tornata in Turchia alla morte di Atatürk, Halide Edip Adývar insegnò letteratura inglese
all'università. Negli ultimi anni della sua vita fu deputata
parlamentare, sentendosi però sempre in primo luogo una scrittrice e
un'intellettuale.

ORHAN PAMUK - IL MUSEO DELL'INNOCENZA ( Einaudi 2009 )
Entrato in un negozio per comprare una borsa alla fidanzata, Kemal
Basmaci, trentenne rampollo di una famiglia altolocata di Istanbul, si
imbatte in una commessa di straordinaria bellezza: la diciottenne
Füsun, sua lontana cugina. Fra i due ha ben presto inizio un rapporto
anche eroticamente molto intenso. Kemal tuttavia non si decide a
lasciare Sibel, la fidanzata: per quanto di mentalità aperta e
moderna, in lui sono comunque radicati i valori tradizionali (e anche
un certo opportunismo). Così si fidanza e perde tutto: sconvolta dal
suo comportamento, Füsun scompare, mentre Kemal, preda di una passione
che non gli dà tregua, trascura gli affari e alla fine scioglie il
fidanzamento. Quando, dopo atroci patimenti, i due amanti si
ritrovano, nella vita di Füsun tutto è cambiato. Kemal però non si dà
per vinto. In assoluta castità, continua a frequentarla per otto
lunghi anni, durante i quali via via raccoglie un'infinità di oggetti
che la riguardano: cagnolini di porcellana, apriscatole, righelli,
orecchini... Poterli guardare, assaggiare, toccare è spesso la sua
unica fonte di conforto. E quando la sua esistenza subisce una nuova
dolorosa svolta, quegli stessi oggetti confluiranno nel Museo
dell'innocenza, destinato a rendere testimonianza del suo amore per
Füsun nei secoli futuri. La storia di un'incontenibile passione, ma
allo stesso tempo uno sguardo ora severo, ora ironico, ma certamente
non privo di profondo affetto sulla Istanbul di quegli anni e sulla
sua contraddittoria borghesia.

OYA BAYDAR
-
RITORNO A NESSUN DOVE ( Aquilegia Edizioni 2010 )
Nessun Dove
è una contro-utopia, riassunto, confutazione e fine di vite consacrate
all'ideale. Un uomo e una donna, militanti del Partito Operaio Turco,
ardono di passione politica e amorosa. Le loro esistenze e il loro
amore sono parte di un flusso inarrestabile che scorre nella Turchia
insanguinata dai colpi di stato militari del 1971 e del 1980. Entrambi
si sentono"un glorioso frammento dell'avventura dell'umanità",
"l'avanguardia ufficiale che sospingeva il corso della storia":
un'identità portata addosso con orgoglio a dispetto delle
persecuzioni, della clandestinità, del carcere, della tortura,
dell'esilio. Poi un giorno crolla il Muro: "verità, speranze, stelle e
bandiere fatte a pezzi". I loro templi discariche, i loro libri carta
straccia, i loro poeti mistificatori. La fine dell'esilio è il segno
della disfatta e della sconfitta. Quella donna e quell'uomo trascinano
le loro vite lungo la via del ritorno, superstiti di un esercito
sopraffatto, irriso e vituperato. L'utopia per cui tanto avevano
lottato si trasforma in un Nessun Dove, "in cui nulla di ciò a cui si
torna è qualcosa, nessuno è qualcuno". Estremo rifugio la solitudine
isolana, dove il tempo scorre nel passato, dove gli ulivi hanno
tronchi che si avvolgono stretti l'uno all'altro, come due innamorati
ardenti e disperati, fino a diventare un tronco solo...
Oya
Baydar
è scrittrice, ricercatrice e donna d'azione. Membro del Partito
Operaio Turco, durante il colpo di stato militare del 1971 è stata
imprigionata ed espulsa dall'Università Hacettepe di Ankara, dove
lavorava come assistente, perché socialista. Costretta a lasciare la
Turchia in seguito al colpo di stato del 1980, è vissuta in esilio
fino al 1992. Tornata in Turchia ha collaborato con il Ministero dei
Beni Culturali, diretto la creazione dell'Enciclopedia del
sindacalismo turco, pubblicato romanzi che hanno ottenuto prestigiosi
premi letterari. Oya Baydar trascorre oggi il suo tempo tra İstanbul e
l'Isola di Marmara.

OGUZ ATAY
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ASPETTANDO LA PAURA ( Lunargento 2011 )
Con la pubblicazione dei racconti Aspettando la paura, i lettori italiani potranno finalmente scoprire Oguz Atay, l'ingegnere e scrittore amato dal premio Nobel Orhan Pamuk, che negli anni Settanta del Novecento rivoluziona la letteratura turca, avvicinando la propria scrittura alle forme occidentali del narrare, aperte alle problematiche e alle realtà individuali escluse dal racconto realistico allora imperante in Turchia. Oguz Atay (1934-1977) debutta nel 1972 con il capolavoro Tutunamayanlar ("Incapaci di connettersi") descritto dall'UNESCO come il più eminente romanzo del ventesimo secolo della letteratura turca. L'opera espone - su piani formali ed estetici ben diversi dalle impostazioni realistiche, consuete nelle lettere turche del Novecento - il disagio di individui alienati, in conflitto con se stessi e con le convenzioni sociali imperanti.
Nei racconti di Aspettando la paura, apparsi tra il 1972 e il 1977, si concentra la stessa potenza espressiva del grande romanzo. Otto storie che presentano in modo inedito i nodi "kafkiani" di assurdità, insicurezza, paura, solitudine, incomunicabilità: i segni delle persone contemporanee, nel ruolo di sofferte protagoniste dei brani che ricalcano, non senza ricorrere anche all'arma dell'ironia, i tratti del malessere dell'umanità. Orhan Pamuk, nella postfazione pubblicata nella raccolta, spiega la portata rivoluzionaria della scrittura di Atay per la letteratura turca: "Si deve a lui se tanti aspetti dell'esistenza sono entrati e hanno trovato posto in un romanzo: la partita alla radio, la scuola guida, amabili intellettuali smarriti fra le pagine dei libri".

FERIDE CICEKOGLU
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NON SPARATE AGLI AQUILONI ( Scritturapura 2011 )
Il romanzo esce in Italia con la magistrale traduzione da parte di Semsa Gezgin, che ha firmato, tra le altre, le traduzioni di Orhan Pamuk e di Umberto Eco. Il film che ne è stato tratto è un must del cinema turco : con la sceneggiatura firmata dall’autrice, ha vinto ben quattro Golden Orange di Istanbul e il Prix du Public Rencontres Internationales di Cannes. È la storia di Inci, prigioniera politica, e di Baris, un bambino di quattro anni. È dietro le sbarre di un carcere turco, dopo il colpo di stato del 1980, che Baris impara a conoscere il mondo attraverso le parole di Inci e a volare come un aquilone. È tramite le sue lettere che il lettore entra ed esce dal carcere, in un’opera magistrale che scandisce il ritmo dei grandi eventi storici attraverso gli occhi di un bambino.
Feride Cicekoglu,
nata nel 1951, è stata una ferma oppositrice del regime turco e prigioniera politica fino al 1984. Fu in quel periodo che nacque Non sparate agli aquiloni. In Turchia è pubblicata da una delle più importanti case editrici, che conta tra i suoi autori alcuni dei massimi nomi delle letteratura mondiale.
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